La promessa del ritorno

La promessa del ritorno

Il viaggio degli uccelli migratori attraverso l’isola di Ventotene
di Roberta Altobelli Francesca Buoninconti

Ogni primavera, gli uccelli migratori si mettono in viaggio. Partono dall’Africa, percorrono migliaia di kilometri in volo, per arrivare in Europa e riprodursi. Tornano ogni anno nello stesso luogo dove sono nati, come a rispettare una promessa.

Come fanno? Lo hanno studiato i premi Nobel Nikolaas Tinbergen e Konrad Lorenz, padri dell’etologia insieme a Karl von Frish. In particolare Tinbergen e Lorenz hanno distinto i comportamenti innati da quelli appresi negli uccelli e in molte altre specie animali. E così oggi, sappiamo che l’istinto migratorio per lo più è scritto nei geni, ma in parte è dovuto anche all’apprendimento.

Fin dai primi giorni di vita nel nido, infatti, gli uccelli riescono a memorizzare suoni e odori (imprinting), che influenzeranno poi la scelta dell’habitat e del luogo di nidificazione. Inoltre nello stesso periodo, calibrano diversi tipi di bussole: meccanismi di orientamento che consentono loro di orientarsi grazie alle stelle, al sole o al campo magnetico. E spesso apprendono le rotte anche dai loro genitori. Grazie a tutti questi processi riescono a tornare sempre nello stesso luogo per riprodursi, anno dopo anno.

Durante il lungo volo utilizzano le isole come punti di sosta, trasformandole così in luoghi d’eccellenza per lo studio della migrazione primaverile. Per comprendere come viene studiato e monitorato il viaggio degli uccelli migratori attraverso la tecnica dell’inanellamento siamo state a Ventotene. L’isola è infatti una delle quarantotto stazioni del Mar Mediterraneo coinvolte nel Progetto Piccole Isole, ideato e coordinato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA.

Credits immagine di copertina: VinothChandar via Compfight cc