I Nobel della discordia

I Nobel della discordia

Una galleria di immagini per raccontare le assegnazioni più discusse

La storia dei premi Nobel è costellata di assegnazioni discusse. Spesso, infatti, le scelte dell’Accademia Reale Svedese hanno forti ricadute politiche e sociali.
In questa gallery passiamo in rassegna alcuni tra i conferimenti più criticati e chiacchierati.

Henry Kissinger, premio Nobel per la pace nel 1973. L’assegnazione fu una delle più controverse nella storia del premio. Kissinger, il «falco» dell’amministrazione Nixon, pilotò colpi di stato a ripetizione in America Latina ed ebbe un ruolo di sostegno attivo al colpo di Stato militare di Augusto Pinochet contro il presidente socialista cileno Salvador Allende, l’11 settembre 1973. Tenne poi per anni i piedi nel conflitto vietnamita. Eppure la commissione di Stoccolma gli riconobbe il merito del disimpegno USA nella guerra del Vietnam (che in realtà si concluderà solo due anni dopo).

Il premio Nobel per la fisica del 1974 fu assegnato agli astronomi Antony Hewish e Martin Ryle, per la scoperta delle pulsar. Tuttavia, la prima ad osservare una stella rotante di neutroni fu una dottoranda di Hewish, Jocelyn Bell Burnell. Il premio Nobel a Ryle e Hewish senza l’inclusione della Bell fu piuttosto controverso e fu condannato da molti celebri astronomi, tra cui il britannico Fred Hoyle, il quale, in più di un’occasione, si riferì a questa assegnazione come al “No-Bell Nobel Prize“. Altri fecero notare che il premio era stato consegnato soprattutto per il lavoro di Ryle e Hewish nel campo della radioastronomia in generale, con una particolare menzione per la scoperta delle pulsar. Una storia che ricorda un po’ quella di Rosalind Franklin, a cui Watson e Crick avrebbero rubato i risultati decisivi per il conferimento del premio Nobel per la medicina a loro assegnato nel 1962 per la scoperta della struttura del DNA. Jocelyn Bell ha avuto in ogni caso una brillante carriera e molti riconoscimenti. Riguardo al dibattito sul premio Nobel mancato, non si è mai mostrata turbata credendo che consegnare un Nobel ad uno studente, come era lei all’epoca, avrebbe sminuito il prestigio del premio stesso.

Un vero e proprio terremoto fu quello generato dalle assegnazioni del premio Nobel per la pace nel 1994 per l’accordo sul Medio Oriente raggiunto nel settembre del 1993: Yasser Arafat, politico palestinese e attivo sostenitore della lotta armata per l’indipendenza della Palestina dallo Stato di Israele, ricevette il premio insieme ai leader israeliani Shimon Peres e Yitzhak Rabin, accusati di crimini di guerra contro lo stesso popolo palestinese.

Al Gore, premio Nobel per la pace nel 2007 “per gli sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall’uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti”, denunciati nel suo documentario Una scomoda verità (che vinse due premi Oscar). Vari scienziati criticarono il film, trovandovi una serie di errori e inesattezze. Inoltre, fu opinione condivisa da molti che venne data poca importanza al fatto che Gore fosse stato, sotto l’amministrazione Clinton, tra i principali artefici dei bombardamenti in Serbia e Iraq.

Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America e premio Nobel per la pace nel 2009. L’assegnazione non convinse tutti, neppure il diretto interessato, che asserì di essere «sorpreso, onorato e profondamente commosso, ma non sicuro di meritare il premio». Questa assegnazione ha suscitato perplessità sulla base del fatto che Obama, essendo in carica soltanto da un anno al momento della consegna del premio, non avesse avuto il tempo di dimostrare con risultati concreti l’efficacia del suo operato in favore della pace. Un premio che sembrò essere stato assegnato “sulla fiducia”.

Liu Xiaobo, scrittore e dissidente politico cinese, premio Nobel per la pace nel 2010 per la “sua lunga battaglia non violenta a favore della democrazia e della pace” e per la sua “campagna per il rispetto e l’applicazione dei diritti umani fondamentali”. Liu Xiaobo era in carcere già dal 2008 e il Governo cinese accolse negativamente la notizia dell’assegnazione, incarcerando anche la moglie del Nobel. Nessuno poté quindi ritirare il premio. Lo scrittore è stato, per oltre due decenni, un grande difensore dell’applicazione dei diritti umani, prendendo parte alla protesta di Tienanmen nell’89  e partecipando come primo firmatario alla stesura di Charta 08, manifesto per la democrazia in Cina. La scelta dell’assegnazione fu invece accolta favorevolmente dall’UE e da molti capi di stato occidentali. Liu Xiaobo è il terzo a non aver potuto ritirare personalmente il premio Nobel per la pace perché in carcere: accadde anche nel 1935 a Carl von Ossietzky, prigioniero del regime nazista, e nel 1991 ad Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione del regime dittatoriale in Birmania. In quest’ultimo caso fu il figlio a ritirarlo per lei.

Nella storia dei Nobel esistono anche alcune non-assegnazioni che hanno lasciato diverse perplessità. Un nome tra tutti, quello di Mohandas Gandhi, emblema della non violenza nel XX secolo. Sullo stesso sito ufficiale del premio Nobel è addirittura presente una pagina in cui si analizza questa grave mancanza.  Gandhi fu candidato al Nobel nel 1937, 1938, 1939, 1947 e, in ultimo, pochi giorni prima di essere assassinato, nel gennaio 1948. L’omissione è stata rimpianta da successivi membri della commissione per l’assegnazione del Nobel, tanto che, quando il Dalai Lama ricevette il premio per la pace nel 1989, la commissione volle che questo fosse “in parte un tributo alla memoria del Mahatma Gandhi”.

Credits immagine in evidenza: Cavanis informa