Candidata la bicicletta al Nobel per la Pace

Candidata la bicicletta al Nobel per la Pace

La trasmissione radiofonica Caterpillar candida la bicicletta al Nobel per la Pace 2016 con una petizione, ma per lo statuto della Fondazione Nobel gli oggetti non sono candidabili. A due mesi dal lancio della campagna #BikeTheNobel arriva la soluzione

Massimo Cirri e Sara Zambotti, conduttori del programma Caterpillar di Rai Radio2, hanno proposto di candidare la bicicletta al premio Nobel per la Pace 2016. La proposta è stata accolta con entusiasmo sia dagli ascoltatori del programma sia dalla rete. L’idea, però, è dovuta mutare nella forma, ma non nella sostanza, per essere in linea con lo statuto della Fondazione Nobel. Dunque si cambia il candidato, ma non il simbolo della candidatura: al posto della bicicletta sarà proposta la squadra nazionale femminile di ciclismo afgano.

La bizzarra candidatura risale all’8 ottobre 2015: in quell’occasione Cirri e Zambotti hanno promosso una raccolta firme per candidare la bicicletta al premio Nobel per la Pace 2016. Il riscontro positivo ottenuto in rete dalla petizione ha spinto i due conduttori a lanciare ufficialmente la campagna #BikeTheNobel durante l’evento milanese Bike&TheCity (tre giorni dedicati alla bicicletta) nella giornata del 22 ottobre 2015. Proprio dal palco di Bike&TheCity, invece che dal consueto microfono dello studio radiofonico, i due conduttori hanno tenuto il discorso di apertura della campagna.

Massimo Cirri ha spiegato di vedere nella bicicletta il precursore di un cambiamento sia interiore sia sociale. Secondo il conduttore, infatti, la bicicletta può essere il punto di partenza per interrogarsi su cosa sia la felicità e su come questa possa essere migliorata. Al contempo, il mezzo a pedali promuove un nuovo modello di sviluppo urbano e sociale.

L’idea di candidare la bicicletta è nata da un fatto molto personale: “Sto abbastanza bene di salute, ho un reddito discreto e non ho figli in galera, – ha ironizzato Cirri – quindi posso dire che la qualità della mia vita sia già buona, eppure quando attraverso Parco Sempione in bicicletta sono ancora più contento”. Dopo l’intervento del collega, Sara Zambotti ha precisato che quella di candidare la bicicletta al premio Nobel per la Pace non è un’idea nuova“In passato ci hanno già pensato in tanti, ma Caterpillar ha deciso di provarci seriamente lanciando una petizione”.

Sul blog del programma, infatti, è stata attivata la sezione “Bike the Nobel” per spiegare come sostenere la candidatura e firmare la petizione. Nei giorni seguenti il lancio, però, in molti hanno fatto notare ai due conduttori che lo statuto della Fondazione Nobel non contempla l’assegnazione del premio a un oggetto. Lo statuto, infatti, spiega che l’onorificenza e il premio in denaro possono essere conferiti a:

  • una persona viva (quindi sicuramente non al defunto inventore della bicicletta, della cui identità, per altro, anche gli esperti all’ICHC – International Cycling History Conference – discutono da tempo);
  • un’istituzione;
  • un’associazione.

Per non gettare al vento le firme raccolte da Caterpillar, a due mesi e mezzo di distanza dalla proposta iniziale, Cirri e Zambotti si sono rivolti a Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente ed esponente del Partito Democratico.
Realacci ha così sentenziato: “La candidatura la può presentare un parlamentare. Per quanto riguarda l’eleggibilità, stiamo pensando di candidare un gruppo di donne. La squadra nazionale femminile di ciclismo afgano rappresenterebbe un simbolo di emancipazione non solo per l’Afghanistan, ma anche per tutti gli altri paesi che hanno bisogno di pace”.

Un soldato della Territorial Army inglese sulla frontiera afgana (Photo Credit: Defence Images via Compfight cc)

Un soldato della Territorial Army inglese sulla frontiera afgana (Photo Credit: Defence Images via Compfight cc)

Quindi, a essere candidata non sarà la bicicletta di per sé, ma un gruppo di donne che pedalano di mestiere. Con la redazione del programma radiofonico si è schierata anche la recordwoman Paola Gianotti, la prima donna italiana (e la seconda al mondo) ad aver compiuto il giro del mondo in bicicletta. Dopo aver già percorso 29.400 km in sella attraversando 22 paesi, sarà lei, pedalando da Milano a Oslo (dal 16 al 27 gennaio), a portare al Comitato per il Nobel norvegese le firme raccolte con la petizione.

Non resta, dunque, che attendere la prossima assegnazione del Nobel per la Pace ricordando che la bicicletta ha avuto a che fare con i Nobel più di quanto si possa immaginare.

Photo Credit: happy_serendipity via Compfight cc

Photo Credit: happy_serendipity via Compfight cc

Albert Einstein, Nobel per la Fisica 1921, diceva che “La vita è come la bicicletta. Se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”, mentre Ada Yonath, premio Nobel per la Chimica 2009, nell’intervista rilasciata pochi minuti dopo l’assegnazione racconta che per colpa di una caduta dalla bicicletta si trovò ad approfondire i suoi studi sui ribosomi che le valsero il Nobel.

Ma la storia più bella è quella di Marie Sklodowka Curie, due volte Premio Nobel (per la Fisica nel 1903 e per la Chimica nel 1911), moglie e madre di altri due premi Nobel (il marito Pierre Curie, Nobel per la Fisica 1903, e la figlia Irène Joliot-Curie, Nobel per la Chimica 1935). I coniugi Curie, infatti, come pegno d’amore, al posto delle fedi, si scambiarono… due biciclette.

Credits immagine in evidenza: nealholmes via Compfight cc