Eric Kandel al Festival della Scienza Medica di Bologna: dialogo tra arte e scienza

Eric Kandel al Festival della Scienza Medica di Bologna: dialogo tra arte e scienza

 Lo scienziato ha tenuto una lezione in cui ha illustrato i meccanismi cerebrali che rendono possibile la creatività nell’arte e nella scienza

Eric Richard Kandel, premio Nobel per la medicina nel 2000 per i suoi studi sui meccanismi cellulari, molecolari e genetici che stanno alla base della memoria, il 19 maggio ha inaugurato il Festival bolognese con la lezione magistrale “Arte, mente e cervello dalla Grande Vienna ai nostri giorni”.

Un personaggio da film di Woody Allen, questo grande vecchio della scienza. La battuta fulminante, i capelli candidi scarmigliati, il papillon di seta rossa, ha attirato nei saloni di Palazzo Re Enzo oltre mille persone, fra cui moltissimi giovani. Ha catturato l’attenzione del pubblico per una intera ora, con una capacità comunicativa modernissima, l’utilizzo di slide tecnicamente perfette, graficamente accattivanti per sorreggere la sua lezione che è stata davvero magistrale. Una lezione di storia, storia dell’arte e medicina.

È partito infatti dall’Illuminismo, Kandel, dalle grandi menti razionali di Keplero e Newton, che pensavano a Dio come a un matematico che aveva progettato un mondo razionale, in cui il pensiero, illuminato e ragionato, Portava a una condizione migliore per l’umanità. Ma, ha proseguito, a inizio del ‘900, il Modernismo viennese mise in discussione questi principi e varò una nuova visione del mondo, che in parte si basava sulla teoria darwiniana.

L’età dell’inconscio, come Kandel ha definito la rivoluzione culturale della sua Vienna a cavallo del Novecento, presenta tre caratteristiche fondamentali: «una nuova visione della mente umana, non razionale ma guidata da pulsioni aggressive e sessuali inconsce, la convinzione che la ricerca di regole che governano la natura della mente umana comincia esaminando se stessi, il tentativo di integrare la scienza con l’arte». E così gli studi di Freud sui processi mentali inconsci, i romanzi di Schnitzler e i dipinti dei tre artisti Klimt, Kokoschka e Schiele, soprattutto di corpi, volti, mani, braccia e autoritratti, in modo diverso resero pubblica questa nuova aspirazione a portare allo scoperto i livelli profondi della psiche.

«L’impresa maggiore per la mente umana è stabilire un legame tra scienza e discipline umanistiche. I modernisti viennesi sono stati i primi a stabilire il rapporto tra arte e scienza, concentrandosi sullo spettatore», ha detto Kandel che a questo punto ha posto la domanda: «cosa accade nella mente di chi guarda un’opera d’arte? Cosa c’è di piacevole, cosa attrae e cosa non attrae?».

E così ha preso il via la sua spiegazione scientifica dei meccanismi e delle aree cerebrali che sottendono ai nostri comportamenti: il riconoscimento dell’altro (corteccia temporale anteriore e inferiore), l’interazione visiva e tattile, molto importante negli artisti (occipitale laterale), l’aggressività, l’odio e l’amore, che paradossalmente sono generati da aree cerebrali contigue nel lobo frontale, la paura nell’amigdala, orchestratrice delle emozioni, la memoria passata e recente nell’ipotalamo.

«Le grandi scoperte vengono fatte partendo dalle piccole cose», ha affermato Kandel. E lui partì dalla Aplysia californica, piccola lumaca marina dell’isola di Catalina, per capire il perché, quali sono i processi cerebrali che possono spiegare i meccanismi mentali consci e inconsci.

Kandel con la Aplysia Credits: Sciencestudies.gc.cuny

Al termine del suo intervento Kandel si è concesso al pubblico, soprattutto giovani che lo assediavano come una rockstar per un autografo. Mentre si scattavano decine di selfie e fotografie, qualcuno degli organizzatori cercava, invano, di trascinarlo via. Gli è stato chiesto che programmi futuri avesse e lui, sorridendo, ha risposto: «Ieri ero a Torino, oggi a Bologna e fra pochi minuti ho un treno per Firenze» e si è diretto verso il taxi, con addosso il suo impermeabile verde bottiglia alla Woody.