È tempo di abbandonare il Nobel?

È tempo di abbandonare il Nobel?

Due autori canadesi discutono del ruolo del premio Nobel in un editoriale pubblicato sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine: è tempo di creare un nuovo riconoscimento che premi la collaborazione tra scienziati

Cosa accomuna un chimico, un biologo, un medico e un fisico? La speranza di ottenere il massimo riconoscimento delle proprie scoperte scientifiche: il premio Nobel. Il sogno di ogni scienziato, coronato solo da pochi. Eppure, negli ultimi anni, una parte della comunità scientifica si sta interrogando sul ruolo di questo riconoscimento. In particolare, in un editoriale recentemente pubblicato sulla rivista Clinical chemistry and laboratory medicine, i due autori canadesi Clare Fiala e Eleftherios Diamandis, discutono del destino del premio Nobel e si chiedono se sia arrivato il tempo di abbandonarlo in favore di altri riconoscimenti che premino maggiormente la collaborazione tra scienziati.

È proprio la collaborazione il punto chiave del loro dibattito. Gli autori si chiedono, infatti, quanto l’assegnazione del premio Nobel rappresenti un beneficio per la società incoraggiando l’innovazione o se al contrario contribuisca a creare tensione nella comunità scientifica premiando un massimo di tre scienziati per la stessa scoperta. Gli autori esprimono chiaramente il loro punto di vista. E il premio Nobel ne esce con le ossa rotte: per prima cosa, secondo gli autori, gli scienziati vengono insigniti del riconoscimento per ricerche avvenute molti anni prima dell’assegnazione, il che lo rende in qualche modo poco al passo con l’attualità. In secondo luogo, non di rado la gloria inebria gli scienziati insigniti del premio, che – dicono ancora i canadesi – troppo spesso si convincono di essere onnipotenti, creando danni notevoli all’intera comunità scientifica. Un esempio? La storia del chimico Linus Pauling, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 1954. Lo scienziato dedicò parte della sua carriera allo studio dei benefici dell’assunzione di dosi massicce di vitamina C per curare il cancro. Oltre ai disagi per i pazienti, le teorie di Pauling hanno richiesto anni di lavoro da parte della comunità scientifica per essere smentite, perché dimostrare che un premio Nobel ha torto non è un compito semplice.

Linus Pauling, vincitore del premio Nobel per la chimica nel 1954 (credits: Wikimedia Commons)

Infine, un terzo e fondamentale punto in sfavore del premio Nobel, secondo gli autori, è che spesso le scoperte avvengono contemporaneamente in laboratori diversi, e a volte diventa difficile stabilire con esattezza l’autore. Questo spesso comporta un’ossessione da parte degli scienziati per essere i primi a realizzare la scoperta, e l’ossessione può portare a comportamenti poco etici. La realtà è che spesso per realizzare grandi scoperte sono richiesti grandi sforzi collettivi e multidisciplinari, ma il Nobel viene assegnato solo a tre scienziati al massimo. Secondo gli autori, l’unico modo per mandare un messaggio chiaro alla commissione sarebbe la decisione condivisa da parte degli scienziati di rifiutare il premio Nobel. Ma, questo è improbabile, perché in fondo la maggioranza degli scienziati ama la popolarità e il prestigio associati al premio. Allora, qual è il destino del Nobel? “In conclusione, sarebbe meglio abbandonare questo prestigioso premio” affermano gli autori “in favore di un sistema alternativo che promuova la collegialità, la collaborazione e l’umiltà”.

Immagine in evidenza: Pixabay