Autismo

Associazione tra prosopagnosia e autismo: molto più frequente che nella popolazione generale

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Autism, più di un terzo degli adulti autistici senza disabilità intellettiva è prosopagnosico, ha una difficoltà clinica nel riconoscere e memorizzare le altre persone dal loro volto

Oltre un terzo di persone con autismo e senza disabilità intellettiva soffre di prosopagnosia, ossia ha severe difficoltà nel memorizzare e riconoscere i volti di altre persone. Il dato è emerso da uno studio condotto dalle ricercatrici Ilaria Minio-Paluello e Giuseppina Porciello del Laboratorio di Neuroscienze Cognitive e Sociali dell’Università Sapienza in collaborazione con il CNR-ISTC (Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche), con l’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) Fondazione Santa Lucia, la Harvard University e l’University of Cambridge. I partecipanti provenivano da tre paesi differenti: Italia, Stati Uniti e Regno Unito.  

“La prosopagnosia riguarda tra il 2 ed il 3% della popolazione generale mentre dallo studio emerge che questo è vero per il 36% degli adulti autistici senza disabilità intellettiva che hanno partecipato al nostro studio”, hanno dichiarato le due ricercatrici di Sapienza. Con questa indagine i ricercatori hanno indagato sia le caratteristiche della prosopagnosia nell’autismo che se ed in che modo i partecipanti autistici prosopagnosici e quelli non prosopagnosici differissero tra loro rispetto alla sintomatologia diagnostica, i tratti della personalità e le abilità sociali. I due gruppi di partecipanti autistici prosopagnosici e non prosopagnosici, non differivano rispetto alla severità sintomatologica, quoziente intellettivo, memoria e tratti empatici. Un’importante differenza tra i due gruppi, emersa dallo studio, è che mentre nel gruppo dei partecipanti autistici prosopagnosici quanto più i soggetti non riuscivano a memorizzare altre persone a partire dal loro volto, tanto più non erano in grado di riconoscerne gli stati mentali, tra cui le emozioni, questo non era vero per i partecipanti autistici non prosopagnosici.  Vengono messe quindi in relazione, dicono le due studiose, “due aspetti fondamentali per orientarsi nel mondo sociale”

Ci spiega Minio-Paluello, “è improbabile che questa associazione sia dovuta a una riduzione nella capacità di riconoscimento dei volti, considerando che le persone non autistiche prosopagnosiche non presentano difficoltà nel riconoscere le emozioni di altri individui guardandoli negli occhi. Pensiamo invece che la ridotta attenzione agli occhi potrebbe avere un effetto sia sul riconoscimento dell’identità che degli stati mentali”. Queste osservazioni avvalorano ancora di più l’ipotesi che l’identità facciale e il riconoscimento degli stati mentali abbiano alla base un meccanismo neurobiologico comune e che le difficoltà di memorizzazione dei volti possano essere utili nel differenziare sottogruppi più omogenei di persone autistiche.

Questo risultato potrebbe contribuire ad affrontare un grande tema della ricerca riguardo all’autismo, ovvero il fatto che le persone autistiche sono molto diverse le une dalle altre sotto tanti aspetti, da quello genetico a quello clinico. Ciò rende difficile individuarne le cause ed eventuali interventi efficaci. Ma i dati che emergono fanno ben sperare: si aggiunge un tassello potenzialmente importante nell’affrontare l’eterogeneità dell’autismo.“Sarà comunque indispensabile”, ribadisce Minio-Paluello, “continuare le indagini ed estendere il campione per verificare se anche altre categorie (in questo caso escluse) come bambini, donne e persone con disabilità intellettiva possano dare gli stessi risultati ottenuti in questo studio”. Il Laboratorio di Neuroscienze Sociali e Cognitive (Sapienza Università di Roma) cerca persone interessate ad aiutare la ricerca scientifica partecipando agli studi sperimentali online o in presenza. Chiunque fosse interessato può iscriversi a questi link in quanto persone a sviluppo tipico o persone con diagnosi appartenente allo spettro autistico e loro famigliari.

Fonte immagine: psicoterapiascientifica.it