Cartesio

Cogito, ergo news: Cartesio, il progetto che allena il dubbio

Da una collaborazione tra l’AGCOM, la Sapienza e il SONY CSL di Parigi, il progetto di ricerca Cartesio, che combatte la disinformazione online

Non è oro tutto quel che luccica. Così come una news online può nascondere delle insidie: può succedere che il titolo non corrisponda a quanto scritto nel testo, oppure che le fonti non siano state verificate. Nei casi più estremi si parla di fake news, notizie totalmente inventate e diffuse in maniera massiccia anche attraverso i social media e le applicazioni di instant messaging, che contribuiscono all’ingigantirsi del fenomeno della disinformazione. Districarsi tra le notizie sul web non è facile, ma, grazie al progetto Cartesio- frutto della collaborazione tra l’Agcom, Sapienza e il SONY CSL di Parigi – ognuno di noi può aiutare i ricercatori a delineare, nel panorama online italiano, il confine (spesso sottile) tra informazione e disinformazione. Tutto questo utilizzando un’app: un gioco da ragazzi.

La partecipazione al progetto, infatti, avviene giocando attraverso la piattaforma online (accessibile direttamente dal sito web) o scaricando l’applicazione disponibile nei principali app store. Ci si registra in maniera anonima, si scelgono gli argomenti di interesse (ad esempio, tra questi, istruzione, scienza e tecnologia, economia, diritti della persona…) e si valuta quanto si ritengono affidabili le news proposte, tutte realmente pubblicate online. Durante l’esperienza, inoltre, vengono poste domande sulla percezione del partecipante di dati oggettivi (come l’incremento in percentuale degli incidenti stradali negli ultimi dieci anni, per esempio). Il test si può ripetere più volte e su argomenti diversi, in modo che l’utente possa osservare come evolve la sua percezione nel tempo e a seconda di ciò di cui si parla.

Il tema della disinformazione è centrale per tutti noi”, afferma Pietro Gravino, uno dei coordinatori del progetto, “Durante i nostri incontri è emerso che, anche se in generale si è d’accordo su quanto la disinformazione sia problematica, si diverge clamorosamente quando si tenta di definire cosa essa sia. Per ciascuno schieramento le fake news sono quelle degli altri, e questo viene affermato con estrema sicurezza: in effetti, è proprio la certezza delle proprie opinioni che rende difficile il confronto. Per questo motivo, il dubbio ci è sembrato un buon punto di partenza”. La piattaforma, infatti, è a tutti gli effetti un modo per consentire agli utenti di allenare la capacità di dubitare e, allo stesso tempo, fornire ai ricercatori dati utili per descrivere il “panorama del dubbio dell’informazione italiana”. “Contrariamente ad altri progetti simili, non c’è una risposta giusta o una sbagliata. Non volevamo che l’utente si sentisse giudicato”, continua Gravino. “Il punto non è avere ragione. Il punto è sapersi mettere in discussione ed esprimere le proprie incertezze liberamente”. Da qui l’idea per il nome: “Abbiamo quindi pensato che nessuno meglio di Cartesio, il filosofo del dubbio, potesse rappresentare il nostro progetto.

L’informazione, specie quella online , è da sempre soggetta a storture da parte della disinformazione, e la pandemia di Covid-19 di questi ultimi mesi non ha fatto altro che evidenziare il problema: secondo vari rapporti dell’AGCOM, nel mese di aprile 2020 la percentuale di notizie false sul totale delle notizie online relative al coronavirus, in media, è stata del 5%. “L’emergenza Covid-19 è stata un grande stimolo al progetto, rendendolo ancora più urgente, tuttavia è stato importante trovare un equilibrio”, dice Gravino al riguardo. “Da un lato ci siamo trovati davanti ad evento epocale, da includere nella nostra ricerca. Dall’altro dovevamo evitare che il tema Covid-19 monopolizzasse l’esperimento: i risultati sarebbero stati interessanti ma meno generalizzabili.

A proposito di risultati: Cartesio è un progetto di ricerca vero e proprio, per cui questi saranno resi pubblici e divulgati, mentre i dati raccolti saranno disponibili in formato open. “Studiare il panorama del dubbio può aiutarci a capire quali sono i punti fermi per tutti, se ce ne sono, e quali i più variabili e dibattuti. Inoltre può aiutarci a verificare un effetto osservato in contesti simili: spesso siamo meno capaci di cogliere le differenze di contenuti lontani dal nostro punto di vista”, continua il ricercatore. “Comprendere tutto questo, ci aiuterà ad identificare i punti vulnerabili del nostro sistema delle informazioni e del nostro processo di fruizione di queste. Che è il primo passo per intervenire.” Inoltre le diverse modalità con cui le notizie vengono proposte agli utenti sono utili per capire quanto il percorso che si segue nello spazio dell’informazione influenzi il punto di vista dell’utente. “L’idea è”, conclude Gravino, “cercare i percorsi informativi più accessibili e più equilibrati tra il nostro punto di vista e quello degli altri.”

Immagine in evidenza: pxfuel.com