curare tutti

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Che cosa si intende per salute globale? Il 5 maggio si è celebrata la Giornata Mondiale per l’igiene delle mani. La ricorrenza è un’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per promuovere la cultura di un atto tanto semplice quanto rilevante sulla salute globale, con la potenzialità di salvare milioni di vite ogni anno. Per il 2023 il tema della campagna è: “Insieme possiamo fare di più per prevenire le infezioni e la resistenza agli antibiotici nell’assistenza sanitaria. Promuoviamo la cultura della sicurezza e della qualità delle cure. Diamo la massima priorità all’igiene delle mani”

si stima che nel 2050 le infezioni da batteri resistenti diventeranno la prima causa di morte nel mondo, riportandoci a una situazione simile a quella precedente l’avvento degli antibiotici

Se pensiamo che l’igiene delle mani sia una questione riguardante solo i paesi con carenti strutture sanitarie, o contesti in cui l’igiene viene trascurata, dobbiamo ricrederci: in Italia ogni anno vengono effettuati circa 4 milioni di interventi chirurgici, e circa il 20% delle ferite si infetta, causando gravi danni e nei casi estremi la morte del paziente. Le infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici ogni anno in Italia provocano oltre 10.000 vittime (un terzo dei decessi di questo tipo in tutta Europa), facendo dell’Italia il fanalino di coda del continente in questa classifica. In assenza di interventi radicali, si stima che nel 2050 le infezioni da batteri resistenti diventeranno la prima causa di morte nel mondo, con oltre 10 milioni di morti l’anno, riportandoci a una situazione simile a quella precedente l’avvento degli antibiotici. Se da un lato le cause dell’antibioticoresistenza possono essere attribuite a schemi di assunzione errati, dall’altro non si può negare, vista l’elevata incidenza delle infezioni nosocomiali (ovvero contratte negli ospedali, quasi i due terzi del totale), che ci sia molto da fare anche rispetto alle procedure per la disinfezione degli ambienti e del personale in campo. Nonostante l’anomala concentrazione geografica dei casi in Italia, è evidente che il fenomeno assume rilevanza mondiale: la recente emergenza Covid-19 ha risvegliato l’attenzione sull’importanza delle misure di igiene personale nella prevenzione delle malattie, e ci ha resi consapevoli della correlazione dei problemi sanitari su scala globale e del tema dell’accessibilità alle cure.

Dall’igiene delle mani…

…alla salute globale

Il tema della “salute globale” è tra quelli trattati alla Sapienza in occasione del corso di alta formazione “Nature and Politics”: tre incontri organizzati dal master “la scienza nella pratica giornalistica” della Sapienza università di Roma e promossi dal National Biodiversity Future Center. Di salute globale ha parlato Fabrizio Rufo, filosofo morale, professore associato e docente di bioetica e di etica dell’ambiente e della sostenibilità alla Sapienza università di Roma, il quale ha ripercorso i passaggi chiave che nell’immediato dopoguerra hanno portato alla creazione di organismi sovranazionali cui è stato demandato il compito di salvaguardare il delicato equilibrio tra le nazioni ed evitare conflitti e contrasti a livello internazionale, a garanzia della pace mondiale. L’ONU per la politica, la FAO per l’alimentazione, l’UNESCO per il patrimonio culturale, ed infine l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, appunto, per la salute, intesa non solo come assenza di malattia, ma come generale stato di benessere della popolazione.

la cifra della scienza oggi è l’incertezza, pur essendo lo strumento di conoscenza più avanzato ed accurato al momento disponibile

Scienza e politica

Gli utopistici sforzi di queste organizzazioni si sono scontrati però con la realtà socio-economica di un mondo complesso, multifattoriale, che si è rivelato essere ben più ribelle di quanto le (talvolta miopi) esigenze delle dottrine economiche liberiste non avessero ipotizzato. Così, a partire dagli anni ‘70 dello scorso secolo, si è assistito a un generale depotenziamento di questi organismi, che tra i suoi effetti principali ha fatto registrare consistenti tagli alla spesa sanitaria.  

Nel sentire collettivo c’era la sensazione di essere al sicuro, grazie alle evoluzioni tecnologiche della medicina, a partire da vaccini e antibiotici. Un senso di sicurezza che si è incrinato sotto i colpi della pandemia, che ha evidenziato la fragilità e l’inadeguatezza di un sistema sanitario internazionale, caratterizzato da interconnessioni globali, ma incapace di reagire globalmente. La Costituzione italiana, all’art.32, dichiara che la salute è un diritto universale. La pandemia, con le sue varianti giunte dalle zone ove minore era la disponibilità di vaccini, ha dimostrato al mondo la praticità di questo principio, da non ascrivere unicamente ad astratte considerazioni etiche. La nostra stessa salute è strettamente legata a quella dell’intero pianeta: a tutti conviene operare per un diritto globale alla salute.

Nelle conclusioni, sia Fabrizio Rufo sia Elena Fattori, biologa, già senatrice della Repubblica, concordano che sia necessario un cambio del paradigma culturale che tenga conto degli epocali cambiamenti degli ultimi 50 anni, per evitare il fiorire di sentimenti antiscientifici e antidemocratici. Tale cambiamento include una diffusione capillare dei principi della scienza, a partire dal concetto che la cifra della scienza oggi è l’incertezza – non c’è spazio per rassicuranti certezze meccanicistiche – pur essendo lo strumento di conoscenza più avanzato ed accurato al momento disponibile. Come poi questa debba interagire con la politica, e come la politica abbia il compito di sviluppare strategie volte a garantire la salute a livello globale, è argomento che deve essere affrontato con priorità assoluta.

Tiziano Alimandi e Emilio Giovenale, studenti del master “la scienza nella pratica giornalistica” presso il dipartimento  di biologia e biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza università di Roma https://web.uniroma1.it/mastersgp/