postavanguardia
Ritratto del regista da giovane. Mario Martone negli anni della postavanguardia 1977-1986 di Maria Grazia Berlangieri
di Stefano Scrima
Maria Grazia Berlangieri, ricercatrice in storia del teatro e tecnologie digitali per lo spettacolo presso Sapienza Università di Roma, dove insegna Tecniche di scrittura intermediale per le Performing Arts, con Ritratto del regista da giovane (Marsilio 2024) affronta l’intera opera di Mario Martone, fra gli artisti italiani contemporanei più importanti, come un’unica superficie, rifiutando di suddividere cinema, teatro, videoteatro, opera lirica e documentario. Tale prospettiva evidenzia una poetica coerente, in cui ogni creazione dialoga con le altre, tracciando un percorso unitario.
Il periodo 1977-1986, cuore del volume, coincide con gli anni in cui Martone si forma nella scena napoletana e nel Nuovo Teatro, ambiente fertile e sperimentale che gli permette di superare i confini tra i generi. In questi spazi eterogenei e dinamici, Martone costruisce una poetica capace di riflettere la complessità sociale e culturale del tempo. L’autrice sottolinea che “è l’idea che genera e informa lo spazio pubblico, per questo ogni spazio è politico. Non bisogna pensare agli spazi delle avanguardie come semplici rifugi o amorfi contenitori, […] bensì come spazi eterotopici in cui il processo artistico avviene attraverso la relazione, la cooperazione, l’influenza reciproca, nonché la competizione e il conflitto.”
Maria Grazia Berlangieri sottolinea che “è l’idea che genera e informa lo spazio pubblico, per questo ogni spazio è politico. Non bisogna pensare agli spazi delle avanguardie come semplici rifugi o amorfi contenitori […]”
Attraverso una costante contaminazione, Martone costruisce “un alfabeto polisemico che ricompone attraverso la tecnica del montaggio in cui elementi eterogeni si ‘attraggono’ al fine di svelare agli spettatori un’immagine del mondo che abitano.” Questa poetica del frammento trasforma la diversità degli elementi in un linguaggio coerente e rivelatore, testimoniando una riflessione profonda sulla realtà circostante.
Martone costruisce “un alfabeto polisemico che ricompone attraverso la tecnica del montaggio in cui elementi eterogeni si ‘attraggono’ al fine di svelare agli spettatori un’immagine del mondo che abitano.”

Il libro include una conversazione inedita con Mario Martone, che arricchisce il profilo del regista con riflessioni preziose sulla sua estetica e sui processi creativi. Completa il volume una selezione di documenti di scrittura scenica, che dialogano con immagini e rivelano la continuità tra teatro e cinema nella sua produzione. Questa sezione mostra come Martone abbia costruito un linguaggio espressivo unitario, in cui ogni forma artistica contribuisce a una narrazione complessa e stratificata.
La poetica di Martone si configura come una riflessione critica sulla realtà contemporanea, in cui teatro e cinema diventano spazi per indagare dinamiche sociali, culturali e politiche. Il testo di Berlangieri, con un approccio analitico, offre uno sguardo originale sulla relazione tra arte e conoscenza, mostrando come Martone riesca a trasformare ogni opera in un processo di esplorazione e consapevolezza.
Stefano Scrima, scrittore e filosofo























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