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acustiche

questioni di musiche psichedeliche

di Emilio Giovenale

I nostri sensi mediano il nostro rapporto con il mondo che ci circonda. E in questa mediazione un ruolo fondamentale lo svolge il cervello, che elabora l’informazione complessa che riceve dai diversi organi sensoriali. Molto è stato scritto sul modo in cui il cervello elabora le immagini che vengono dagli occhi, e approfondendo questi risultati siamo in grado di comprendere come funzionano alcune delle famose “illusioni ottiche”. In molti casi, proprio a partire da queste illusioni, si sono compresi i meccanismi fisiologici e neurologici che ne costituiscono la base.

Molto meno si sa invece di come il nostro cervello interpreti l’informazione sonora che arriva dalle nostre orecchie, sebbene negli ultimi decenni grandi passi avanti siano stati fatti nello studio della “psicoacustica”, con molteplici applicazioni: dalla progettazione di sistemi audio sempre più sofisticati ai sempre più efficienti algoritmi di compressione dei dati digitali con cui la musica viene codificata (al pari degli equivalenti algoritmi per l’immagine).


molto poco si sa di come il nostro cervello interpreti l’informazione sonora che arriva dalle nostre orecchie – campo di studio della psicoacustica 

Una panoramica su questi studi e sulle loro implicazioni nella vita quotidiana e nella ricerca scientifica, nel campo della psicologia e della neurologia, risulta illuminante, ma, vista la materia trattata, non può prescindere da un approccio multimediale, tramite il quale il lettore possa “sentire” con le proprie orecchie la testimonianza dei fenomeni citati e la loro interpretazione. Per questo motivo si invitano i lettori a seguire la presentazione, suddivisa in due parti, che si può trovare ai seguenti link:

Si inizierà da quelle illusioni acustiche che dipendono dalle peculiari caratteristiche del nostro apparato uditivo, come il terzo suono di Tartini, con le loro applicazioni nella tecnica costruttiva di strumenti antichi, per passare a fenomeni che coinvolgono l’interpretazione che il nostro cervello fa degli impulsi nervosi che arrivano dalle nostre orecchie. La fondamentale mancante, il paradosso del tritono, la scala infinita di Shepard e l’illusione ritmica di Risset sono tra gli esempi più affascinanti, con le loro applicazioni pratiche nella vita quotidiana.

Si passerà poi, nella seconda parte, a esaminare il modo in cui il nostro cervello acquisisce ed elabora l’informazione musicale, evidenziando le differenze rispetto all’analogo processo per un diverso tipo di informazione. Verrà esposta una parte del lavoro della celebre ricercatrice Diana Deutsch, con la dimostrazione di processi studiati in psicologia, come il “top-down processing”, per l’illusione della “melodia misteriosa”, o la “sazietà semantica”, responsabile della cosiddetta “illusione del canto”. Verrà dimostrato il modo in cui il nostro cervello elabora l’informazione musicale in una memoria a breve termine e la correlazione che si evidenzia quando esso deve elaborare simultaneamente informazione sonora e informazione visiva, come nell’effetto McGurk. Infine si esporranno i risultati delle ricerche nel campo del cosiddetto “orecchio assoluto”, e della sua correlazione con i “linguaggi tonali”, correlandoli al modo in cui il nostro cervello elabora l’informazione semantica e quella musicale, e ai ben noti meccanismi con cui i bambini imparano a parlare in tenera età.

Buon ascolto!

Emilio Giovenale, fisico, ricercatore ENEA e comunicatore della scienza