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Trivellazioni in corso nel cratere dei dinosauri

Un team internazionale ha avviato un progetto di ricerca che potrebbe fornire nuove informazioni su una delle più grandi estinzioni di massa della storia

All’inizio di aprile un team dell’ECORD (European Consortium for Ocean Research Drilling), composto da ricercatori americani, asiatici, australiani ed europei, ha avviato un progetto di trivellazione nel cratere sommerso di Chicxulub, in Messico. Lo scopo è quello di valutare la composizione delle rocce per fare chiarezza sull’impatto dell’asteroide che, oltre 66 milioni di anni fa, avrebbe causato l’estinzione della maggior parte delle specie presenti sul nostro pianeta, tra cui i dinosauri.

Il cratere è stato individuato nel 1991 dal geologo canadese Alan Hildebrand attraverso studi basati sulla teoria di Luis Alvarez, Nobel per la Fisica nel 1968, e del figlio William all’inizio degli anni Ottanta. Gli Alvarez osservarono che, in Europa, alcune rocce risalenti al Terziario contenevano una grande quantità di iridio, un elemento chimico molto raro sulla Terra e molto comune, invece, nei meteoriti. Ipotizzarono quindi la caduta di un grande asteroide, che nell’impatto avrebbe sollevato una quantità tale di polveri da coprire l’intero pianeta e oscurare il Sole. Il successivo abbassamento della temperatura avrebbe provocato una piccola glaciazione, tale da provocare l’estinzione di molte specie presenti sulla Terra.

Lo scopo delle trivellazioni di Chicxulub è quello di raggiungere le rocce di quello che viene chiamato il picco centrale, formato dalle rocce sollevate dall’impatto, che si trova sotto 600 metri di sedimenti marini. La trivella, posizionata a bordo della nave-piattaforma Myrtle, dovrebbe spingersi fino a 1500 metri di profondità, svelando così dati importanti sull’impatto e sulla conseguente catastrofe ambientale.

La nave Myrtle, Crediti: BBC.com

La nave Myrtle. Crediti: BBC.com

Le prime analisi delle rocce verranno svolte direttamente a bordo, ma lo studio più approfondito sarà svolto a Brema, in Germania, una volta che tutti i dati saranno stati acquisiti.

“Vogliamo sapere da dove vengono le rocce del picco centrale” ha dichiarato alla BBC Joanna Morgan, ingegnere geofisico dell’Imperial College di Londra. “Sapere a quale porzione della crosta appartengono ci fornirà informazioni sul modo in cui si formano i grandi crateri, e questo è importante per determinare l’energia dell’impatto e la quantità di polveri che si sono sollevate.”

Dopo l’estinzione successiva all’impatto, la stessa zona potrebbe essere diventata una culla per nuove forme di vita. Il punto in cui è caduto l’asteroide, infatti, nel Cretaceo era situato in acque molto basse. Si presume quindi che il cratere sia stato completamente riempito d’acqua, che avrebbe liberato dalle rocce vari minerali utili allo sviluppo di molti microrganismi. I ricercatori si aspettano di trovare nelle rocce anche resti di organismi quasi sconosciuti.

Crediti dell’immagine in evidenza: David A. Hardy, Science Photo Library