le appassionate

Appassionate

femminismo e cura conversazione di Maria Novella De Luca e Simonetta Fiori con Antonella Polimeni e Vittorio Lingiardi

di Stefano Scrima

Presentato alla libreria Spazio Sette di Roma con Antonella Polimeni e Vittorio Lingiardi, “Le appassionate” (Feltrinelli 2025) di Maria Novella De Luca e Simonetta Fiori racconta dieci donne che hanno cambiato l’Italia. Un libro necessario, che intreccia memoria e futuro, restituendo voce a chi ha trasformato la storia con coraggio, intelligenza e visione.

Chi sono oggi le donne che muovono le lancette della storia? Chi, ieri e oggi, ha varcato confini apparentemente invalicabili, conquistando spazi e diritti laddove sembravano preclusi? In Le appassionate (Feltrinelli 2025), Maria Novella De Luca e Simonetta Fiori rispondono con dieci ritratti vivi e concreti, ciascuno esempio di una trasformazione profonda del tessuto sociale, politico e culturale del nostro Paese.

Il libro è stato presentato il 10 giugno alla libreria Spazio Sette di Roma in un dialogo ricco e partecipato con le autrici, affiancate dalla Magnifica Rettrice della Sapienza Università di Roma Antonella Polimeni, fra le protagoniste del racconto, e Vittorio Lingiardi, autore, psichiatra e psicoanalista, professore ordinario presso la Sapienza.

Le due autrici – entrambe inviate di “Repubblica” di lungo corso, con una particolare sensibilità per le questioni femminili e sociali – costruiscono un libro che è insieme racconto, testimonianza e atto politico. “Da qui siamo partite – scrivono nella prefazione – consapevoli che nessuna ricostruzione postuma può avere la stessa efficacia della testimonianza diretta. Specie se a raccontarsi sono donne che hanno spinto più avanti le frontiere femminili, conquistando traguardi un tempo impensabili e territori mai raggiunti prima”.

Il libro si apre con Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, partigiana di Bibbiano (all’epoca) sedicenne che militava nella 54a Brigata Garibaldi. È lei, insieme ad altre donne, a gettare il seme dell’associazionismo femminile che, attraverso i Gruppi di Difesa della Donna e per l’Assistenza ai Combattenti della Libertà, porterà nel dopoguerra alla nascita dell’UDI (Unione Donne Italiane), primo grande movimento organizzato per la parità dei diritti nella nuova Italia libera. Una figura che ha fatto la storia con la sua giovane età e il suo coraggio: “Non bisogna avere paura. La paura non serve a niente, paralizza, toglie vita. Se le donne come lei avessero avuto paura, la storia d’Italia sarebbe stata diversa.”

Seguono altre nove storie, ciascuna specchio di una passione civile e personale. Come Nunni Miolli, una casalinga femminista che negli anni Settanta, dal cuore del privato, entra nella sfera pubblica, ridefinendo il ruolo della donna nella società. Sandra Bonsanti, giornalista e voce autorevole dell’informazione italiana, ha attraversato stagioni difficili raccontando la verità con coraggio e integrità. Gabriella Luccioli è la prima donna a entrare in Cassazione come magistrata: la sua presenza istituzionale ha rappresentato una rivoluzione silenziosa ma radicale in un mondo, quello della giustizia, storicamente maschile. Carmen Carollo, madre di una vittima della mafia, trasforma il suo dolore in battaglia collettiva, incarnando il valore della giustizia come responsabilità condivisa. Con Giovanna Del Giudice, psichiatra, si torna al solco tracciato da Franco Basaglia, ma con una voce nuova: quella di una donna che restituisce dignità e parola a chi vive il disagio mentale, lottando contro lo stigma e l’esclusione. E poi Fumettibrutti, al secolo Josephine Yole Signorelli, artista queer che ha reinventato il fumetto italiano raccontando la transizione, l’identità e il corpo con un linguaggio potente, diretto, crudo e poetico. Una nuova forma di lotta, fatta di matite e di intimità politicizzata. 

non bisogna avere paura. La paura non serve a niente, paralizza, toglie vita. Se le donne come lei avessero avuto paura, la storia d’Italia sarebbe stata diversa – Teresa Vergalli

Tra le figure più emblematiche troviamo Antonella Polimeni, prima e attuale Magnifica Rettrice nella storia della Sapienza Università di Roma. Medico, odontoiatra, accademica, la sua vicenda si intreccia con un’idea diversa di potere e di istituzione. “La rivoluzione femminile della Sapienza nasce non da un’ambizione personale, non da un desiderio di mostrine da appuntare sul petto – scrivono le autrici – ma da uno sguardo sghembo che ha a che vedere con i bambini speciali e le periferie abbandonate. E quando il potere grande scaturisce da questo osservatorio a testa in giù, da chi è abituato a guardare in basso piuttosto che ai vertici della gerarchia, allora cambia radicalmente il sistema di riferimento, cambia la posizione di astri e pianeti, e il cannocchiale di chi si mette al comando si concentra su angoli dell’esistente prima rimasti bui.” È una rivoluzione gentile ma profonda, che sposta l’epicentro del potere accademico su valori nuovi: inclusione, ascolto, competenza.


è una rivoluzione gentile ma profonda, che sposta l’epicentro del potere accademico su valori nuovi: inclusione, ascolto, competenza – Antonella Polimeni

Chiudono il volume due ritratti contemporanei e fortemente simbolici: Gaya Spolverato, chirurga in prima linea contro i pregiudizi di genere nella medicina, e Hardeep Kaur, sindacalista italo-indiana che difende i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori stranieri, portando la voce delle “nuove italiane” nel cuore del conflitto sociale.

le appassionate spazio sette

Le appassionate è un libro necessario perché dà parola a chi spesso viene esclusa dal racconto pubblico. È una geografia del coraggio, della coerenza, dell’innovazione. Un’opera che non ha lo scopo di celebrare ma di restituire. E lo fa con stile asciutto, empatia e consapevolezza storica. In un momento in cui la memoria civile rischia l’oblio e i diritti delle donne vengono rimessi in discussione, queste dieci storie ricordano con forza che il futuro si scrive – ancora – con le scelte coraggiose del presente. A ricordarcelo, è ancora una volta la voce lucida di Teresa Vergalli, che lancia un monito alle nuove generazioni: “Alle più giovani raccomando: la democrazia non è una conquista realizzata una volta per tutte. È figlia della Storia. Nasce, tramonta e muore. Bisogna cogliere per tempo i segnali della crisi. Non esistono acquisizioni perenni e tutto ciò che conta – la libertà, l’uguaglianza, la giustizia sociale – deve essere sempre custodito, fortificato, accresciuto. Tocca a voi ora difendere la democrazia dai suoi nemici.”

le appassionate è una geografia del coraggio, della coerenza, dell’innovazione

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Stefano Scrima, scrittore e filosofo