Il femminile, gli stereotipi – Agenda 2030

di Marcella Corsi

Porsi delle domande, darsi delle motivazioni e cercare di sfatare gli stereotipi che condizionano principalmente il genere femminile. Rivendicare la diversità senza che sfoci in discriminazione, attraverso il racconto dell’Obiettivo5 con le parole di Marcella Corsi

Dal 10 al 12 marzo si è tenuto in Sapienza OBIETTIVO 5, il primo Campus dedicato interamente alla Parità di genere (https://www.corriere.it/obiettivo5-parita-di-genere/protagonisti-protagoniste-ospiti/). Sono stati tre giorni intensi e importantissimi per i giovani – studenti e studentesse che hanno affollato i tanti eventi in programma – e non solo. L’idea è nata dalla sinergia tra il gruppo Rcs e il network Le Contemporanee e ha trovato una perfetta collocazione in Sapienza, ateneo guidato, da fine 2020, da Antonella Polimeni, la prima Rettrice della sua lunga storia (719 anni dalla fondazione). Il riferimento è al quinto obiettivo dell’Agenda 2030 (https://asvis.it/l-agenda-2030-dell-onu-per-lo-sviluppo-sostenibile/ ), il piano d’azione sottoscritto dai Paesi membri dell’Onu per puntare, entro la fine del decennio, ad uno sviluppo che sia davvero sostenibile. Da qui un disegno articolato su molteplici filoni: lavoro, professioni, relazioni (amicali e genitoriali), imprenditoria, finanza, ma anche attenzione al corpo, alle identità e alla cultura. Non si è trattato si incontrare “super donne”, ma piuttosto di porsi domande, darsi motivazioni, cercare di sfatare stereotipi che condizionano entrambi i generi, a discapito però, soprattutto, del genere femminile. Una rivendicazione di “diversità” di cui tenere conto in tutti i contesti – senza che si sfoci in discriminazione e sottostima delle capacità femminili – nel lavoro come nella politica e, più in generale nella società.

Ma se avere parità di genere, anzi per meglio dire “equità di genere”, è un diritto fondamentale degli esseri umani, perché non l’abbiamo ancora conseguita?

Una eterogeneità coniugata con equità che ha bisogno di processi virtuosi che devono partire dalla formazione. La parità di genere è al centro del dibattito pubblico da decenni, eppure i dati relativi a violenza, lavoro, rappresentatività nei diversi ambiti (politico, economico, sociale) indicano quanto il tema dei diritti negati delle persone sia tornato a essere emergenziale. Cominciamo col dare dei numeri, perché dobbiamo capire la gravità del fenomeno. Il rapporto più recente che abbiamo a disposizione e che cerca di fare una valutazione in questo senso è il Global Gender Gap Report del World Economic Forum. Per quanto riguarda la parità di genere nell’ambito del lavoro – una delle condizioni fondamentali perché si possa avere più in generale la parità in ambito economico e sociale – il rapporto ha stimato che sono necessarie allo stato attuale almeno dieci generazioni, cioè più di 250 anni, perché si possa ottenere una vera parità sia nell’accesso al mondo del lavoro che nell’assenza di discriminazione nel contesto lavorativo. Ci sono altri ambiti in cui la parità di genere si esprime, come quello del rapporto fra donne e politica ad esempio. In questo ambito, il tempo di attesa è relativamente più breve perché si parla “soltanto” di circa 160 anni. Stiamo parlando veramente di un tempo lunghissimo. Questo per dire che quando parliamo di parità di genere parliamo in primis di tantissime dimensioni diverse e poi di diritti fondamentali che riguardano l’essere umano, quindi non riguardano solo le donne, ma anche gli uomini in quanto si tratta di una questione di civiltà. Ma se avere parità di genere, anzi per meglio dire “equità di genere”, è un diritto fondamentale degli esseri umani, perché non l’abbiamo ancora conseguita? Non abbiamo raggiunto l’equità perché purtroppo ancora persistono degli stereotipi che condizionano le scelte individuali e il vivere “non-civile”. Questi stereotipi sono ad esempio il fatto che siano le donne a doversi necessariamente prendere cura degli infanti, siano le donne a dover necessariamente svolgere il ruolo di madre dal punto vista del vissuto, cioè che i figli non possano essere cresciuti con una condivisione di ruoli tra padri e madri, perché una madre che va a lavorare viene ancora considerata una madre degenere mentre un padre che va a lavorare è un buon padre di famiglia che si preoccupa di portare i soldi a casa, e via di seguito.

La chiave sta nella valorizzazione dei talenti e nella compattezza dei team

Le studentesse hanno chiesto nei workshop organizzati durante le tre giorni di Obiettivo 5 consigli su come poter realizzare le loro visioni imprenditoriali; le docenti, me inclusa, si sono alternate in cattedra o sul palco, ad esperte che hanno avviato dibattiti con personalità della sfera istituzionale, come Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia, Mara Carfagna, Ministra per il Sud e per la Coesione territoriale, Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili. La chiave sta nella valorizzazione dei talenti e nella compattezza dei team, come dimostrato ad esempio dallo staff organizzativo del Campus, nel quale energia e passione si sono unite per porre le basi di un futuro migliore.

Marcella Corsi, Economista, coordinatrice di MinervaLab, Sapienza Università di Roma (https://web.uniroma1.it/labminerva/)