Inquinamento da pesca industriale: CO₂ e plastiche invisibili
La flotta peschereccia dell’Unione Europea consuma ogni anno 1,6 miliardi di litri di carburante, emettendo circa 4,2 milioni di tonnellate di CO₂, secondo lo EU Blue Economy Report 2025, l’ultimo report ufficiale europeo sul settore marittimo.
L’impatto della pesca industriale non si limita alle emissioni dirette: provoca un inquinamento spesso invisibile e altrettanto pericoloso. Mari e oceani assorbono un terzo dei gas serra, immagazzinando carbonio nei sedimenti che rimane lì, senza dar fastidio, fino a quando le reti a strascico arano i fondali e lo liberano, immettendo circa 370 milioni di tonnellate di CO₂ in atmosfera ogni anno.
Le reti a strascico liberano circa 370 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno dai fondali marini
E proprio come queste emissioni invisibili, anche ciò che resta nascosto in mare provoca enormi danni. Le reti abbandonate o perse, i cosiddetti ghost gear, restano negli oceani per anni, intrappolando animali e distruggendo habitat marini. Secondo il Marine Stewardship Council, organizzazione no profit internazionale che punta a proteggere gli oceani e salvaguardare le risorse ittiche, fino al 2,5% di tutte le attrezzature da pesca abbandonate o perse viene dispersa in mare ogni anno: si tratta di oltre 78.000 km di reti e 25 milioni di trappole in tutto l’oceano.
Ogni anno oltre 78.000 km di reti da pesca, le cosiddette ghost gear, vengono dispersi negli oceani
Secondo la FAO, 640.000 tonnellate di attrezzature da pesca sono disperse negli oceani, pari a circa il 10% dei rifiuti plastici marini. Trascinate dalle correnti, continuano a intrappolare pesci, uccidere delfini e soffocare coralli e, poi, pian piano si deteriorano in microplastiche, finendo nei nostri piatti quando mangiamo pesce.
Abbandonate in mare, le ghost gear continuano a uccidere migliaia di animali marini
Immagine: Mark TimberlakeUnsplash
























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