Nessuno ci frigge o ci cucina in fricassea

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Lo stop alla pesca consente il recupero della biodiversità nel fiume Yangtze

Fermarsi quando è necessario. Sebbene fino a poco tempo fa la crisi di biodiversità nel bacino del fiume Yangtze, in Cina, apparisse insormontabile, dopo sette decenni di declino, il fenomeno sembra finalmente arrestato, grazie alla diminuzione della pressione di pesca, insieme ad altre misure ambientali, come il miglioramento della qualità dell’acqua e la riduzione del traffico navale. L’efficacia di questa misura di conservazione su larga scala è stata valutata analizzando le comunità ittiche e confrontando i dati raccolti prima e dopo il divieto totale di pesca, introdotto nel 2021. I risultati evidenziano un raddoppio della biomassa ittica rispetto al periodo precedente e un aumento del 13% nella ricchezza di specie. L’abbondanza complessiva è rimasta stabile, con una distribuzione uniforme, il che suggerisce la necessità di una protezione a lungo termine; le specie più grandi hanno beneficiato maggiormente del provvedimento, mentre quelle più piccole sono diminuite del 18%. Per alcune specie minacciate, come la focena senza pinna, si è inoltre registrato un aumento della popolazione di circa un terzo. Tuttavia, il recupero resta fragile e dipende dal mantenimento delle politiche di tutela, che devono essere corredate da strategie a lungo termine, per garantire una gestione sostenibile della pesca e una continua ottimizzazione degli habitat. Il caso dello Yangtze dimostra che interventi ambiziosi possono invertire il degrado degli ecosistemi, e offre un modello replicabile per altri grandi fiumi e, con le dovute modifiche, alle aree marine.

Immagine: Flickr