Farsi male. Variazioni sul masochismo di Vittorio Lingiardi
Di Stefano Scrima
Farsi male. Variazioni sul masochismo (Einaudi, 2025) di Vittorio Lingiardi affronta un tema tanto antico quanto sottovalutato: il masochismo, inteso non come puro atto fisico e sessuale ma come forma psicologica e relazionale di dolore autoinflitto che attraversa l’esperienza individuale e collettiva. Lingiardi, psichiatra, psicoanalista di lunga esperienza e Professore di Psicologia dinamica presso la Sapienza Università di Roma, guida il lettore in un percorso che alterna riflessioni cliniche a esplorazioni culturali, ricche di riferimenti artistici e cinematografici.
La prima parte del libro è clinica e teorica, radicata nell’esperienza professionale dell’autore e nella letteratura psicoanalitica. Qui viene raccontato come il masochismo non sia semplicemente un comportamento estremo, ma una tendenza più sottile e pervasiva che riguarda la personalità e il modo in cui ci relazioniamo con noi stessi e gli altri. “Siamo tutti masochisti, ma non allo stesso modo. E non tutti abbiamo un disturbo masochistico di personalità.” Questa parte dedica infatti ampio spazio a esperienze che, in varia misura, viviamo tutti, come l’autocritica, il senso di colpa e l’idea del sabotatore interno, che secondo Lingiardi possono spingerci a perpetuare schemi dolorosi nella vita quotidiana.
La seconda parte del libro è invece pensata per arricchire la narrazione rendendo una sorta di mappa culturale del dolore contemporaneo. “I poeti, si sa, arrivano prima degli psicoanalisti” scrive Lingiardi, perché la cultura e l’arte spesso precedono la scienza nell’esplorazione dei territori più oscuri della mente umana. Qui l’autore sfrutta un approccio multidisciplinare, unendo la psicologia alla poesia, alla letteratura e soprattutto al cinema, riflettendo la sua lunga esperienza come critico sul Venerdì di Repubblica, dove da anni commenta film e aspetti psicologici della cultura visuale. In questo segmento, Lingiardi analizza opere filmiche e narrative che esplorano forme di auto-sabotaggio e dolore. Da perle cinematografiche come Nubi Fluttuanti (1955) di Mikio Naruse alla “regia masochista” di Lars von Trier, utilizza il cinema come lente per interpretare dinamiche psicologiche profonde.
Nella parte conclusiva del libro, lo sguardo si allarga dall’individuo alla collettività, introducendo il tema del “masochismo politico”. Il masochismo non è più solo una dinamica intrapsichica, ma diventa una chiave di lettura dei comportamenti sociali e delle scelte politiche contemporanee. L’autore si interroga sul perché, in tempi segnati da crisi e incertezza, intere comunità sembrino orientarsi verso soluzioni che producono ulteriore sofferenza: semplificazioni ideologiche, rifiuto della complessità, attrazione per leadership autoritarie. Non si tratta di un desiderio consapevole di farsi del male, ma di una risposta difensiva all’angoscia della libertà e della responsabilità. In questa prospettiva, il masochismo collettivo appare come l’estensione sociale delle stesse dinamiche osservate nella clinica individuale quali la paura del cambiamento, il bisogno di protezione e l’accettazione del dolore come prezzo della sicurezza. Un affondo finale he invita a riconoscere quanto il dolore non pensato rischi di trasformarsi da esperienza personale in destino collettivo.
Stefano Scrima, filosofo e scrittore.
“Siamo tutti masochisti, ma non allo stesso modo. E non tutti abbiamo un disturbo masochistico di personalità.”
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