ozempic
la cura miracolosa – il libro di Nicola Villa
basta un poco di pillola e lo zucchero va giù
con Nicola Villa di Sandro Iannaccone
La rivoluzione dei farmaci GLP-1, tra promesse di salute e rischi di ipermedicalizzazione, nel nuovo libro di Nicola Villa
Immaginate un futuro non troppo lontano, magari nel 2070, in cui il peso medio della popolazione mondiale è diminuito del 15-25% grazie a una nuova generazione di farmaci. Gli aerei, più leggeri, consumano meno carburante, e le compagnie aeree festeggiano risparmi inaspettati. Sembra una scena degna di un film di Paolo Villaggio, un’ipotesi al limite della fantascienza “fantozziana”, ma come ci racconta Nicola Villa nel suo nuovo libro La cura miracolosa (Altreconomia, 2025), un’illuminante inchiesta sulle medicine antiobesità, questa visione, per quanto iperbolica, non è poi così lontana dalla realtà che i farmaci agonisti del recettore del GLP-1, come Ozempic e Wegovy, stanno già delineando. Nel libro, Villa, giornalista e editor di Altreconomia, traccia i contorni di una storia che va ben oltre la semplice cronaca medica, esplorando le implicazioni economiche, sociali e culturali di quella che definisce “una scoperta destinata a segnare la storia della medicina, al pari della pillola abortiva o degli psicofarmaci”. Il suo approccio è lucido e critico, lontano da sensazionalismi, ma profondamente consapevole della portata di questa “rivoluzione metabolica”.
Il cuore della “cura miracolosa” risiede nella semaglutide, il principio attivo di Ozempic, che mima l’azione di un ormone naturale, il GLP-1, inducendo sazietà, rallentando lo svuotamento gastrico e regolando la glicemia. I numeri parlano chiaro: studi clinici come lo “Step 1” hanno dimostrato una riduzione media del 14,9% del peso corporeo iniziale in 68 settimane, con alcuni pazienti che hanno raggiunto perdite fino al 20-30%. Ma il vero potenziale di questi farmaci va oltre la bilancia.
«studi clinici come lo “Step 1” hanno dimostrato una riduzione media del 14,9% del peso corporeo iniziale in 68 settimane, con alcuni pazienti che hanno raggiunto perdite fino al 20-30%» con semaglutide, il principio attivo contenuto nei farmaci Ozempic e Wegovy
“Questi farmaci”, ci racconta l’autore del libro, “sono in grado di ‘orchestrare’ in modo intelligente il metabolismo corporeo, il che ha implicazioni sullo stile di vita e sulla salute molto più ampie di una ‘semplice’ perdita di peso. Sempre più ricerche stanno definendo il ruolo del metabolismo come ‘co-regista’ dell’organismo, il che suggerisce che questi farmaci potrebbero avere un impatto anche su malattie che apparentemente hanno poco a che fare con il diabete e con l’obesità”. I risultati degli ultimi studi suggeriscono infatti una potenziale riduzione del rischio di Alzheimer tra il 40% e il 70% in pazienti diabetici trattati con semaglutide, e di diminuzione del 20% degli attacchi cardiaci e degli ictus entro il 2030 per pazienti con pregressa malattia cardiovascolare. Persino le dipendenze, dall’alcol agli oppioidi, potrebbero trovare un alleato in queste molecole, che agiscono sul centro della ricompensa nel cervello. Il che lascia sperare, nello scenario più roseo, a un futuro in cui, prevede Villa, “forse gli anziani godranno di una salute migliore, sia in termini neurologici che di metabolismo che di sistema cardiovascolare, proprio grazie a questi farmaci”.
“questi farmaci”, ci racconta Nicola Villa, “sono in grado di ‘orchestrare’ in modo intelligente il metabolismo corporeo, il che ha implicazioni sullo stile di vita e sulla salute molto più ampie di una ‘semplice’ perdita di peso“
Assieme alle luci, però, bisogna tenere in considerazione anche le ombre. Il primo aspetto critico è il costo, e di conseguenza la possibilità di accesso alle cure. Negli Stati Uniti, i prezzi possono variare da 500 a 1.000 dollari al mese, e in Italia nessuno di questi farmaci è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale se prescritti per la perdita di peso: il loro costo si aggira tra i 220 e i 300 euro al mese. “C’è il rischio che in futuro si crei una sorta di dieta di classe, in cui i farmaci sono efficaci ma non sono per tutti”, commenta Villa a proposito di questa barriera economica. Il dilemma è cruciale: la sanità pubblica dovrebbe rimborsare integralmente la prescrizione di questi farmaci oppure no? Per rispondere e poter valutare gli scenari nel lungo termine, bisognerebbe tener conto anche dei costi e dei risparmi “indiretti” (pesa di più rimborsare il farmaco oggi o curare i pazienti di domani?), ma è un calcolo complesso e incerto, sul risultato del quale, al momento, ancora non esistono studi definitivi. “Tutti i lavori epidemiologici sul costo sociale della rimborsabilità dei farmaci, però”, commenta Villa, “dicono che conviene”.
effetti collaterali come “faccia da Ozempic” (cedimento della pelle) è dovuto alla rapida perdita di grasso e la preoccupante perdita di massa muscolare, che in alcuni casi può arrivare al 20-30%
E poi ci sono gli effetti collaterali. Nausea (44% per Wegovy), diarrea e vomito sono i più comuni. Ma non solo: sono stati osservati anche fenomeni più seri come la “faccia da Ozempic” (cedimento della pelle dovuto alla rapida perdita di grasso) e la preoccupante perdita di massa muscolare, che in alcuni casi può arrivare al 20-30%. La “paralisi gastrica”, una condizione estrema in cui lo stomaco si blocca, è citata nei bugiardini. Dulcis in fundo, il più controverso, il potenziale legame con pensieri suicidari. La giornalista Alessia Lautone, la cui storia è citata nel libro, ha raccontato di aver sviluppato pensieri del genere dopo aver aumentato il dosaggio di semaglutide: “Bisogna però tener conto del fatto che in molti casi pensieri del genere erano presenti anche prima della cura”, aggiunge Villa, “e che talvolta sono scomparsi con la cura: per molti pazienti questa terapia ha rappresentato una svolta emotiva per superare gravi problemi psicologici legati all’obesità”. Un altro effetto collaterale, forse più sottile ma culturalmente significativo, è l’anedonia, una diminuzione della capacità di provare piacere, poiché il farmaco inibisce il centro della ricompensa nel cervello. “Avremo molte persone che si sentono un po’ depresse, che magari raggiungono un peso sano ma perdono la gioia di vivere?”, si domanda Wayne Hall, dell’Università del Queensland. “Alla fine, alcune persone potrebbero sentire che assumere questi farmaci rende la vita noiosa o insopportabile. Per questo motivo, non credo che l’intera popolazione mondiale sarà sotto l’effetto di un agonista del GLP-1 – perché semplicemente non lo vorranno, se rende la vita troppo poco interessante”, risponde Villa, citando Jens Juul Jolst, co-fondatore di Novo Nordisk, l’azienda produttrice di Ozempic e Wegovy.
negli Stati Uniti, i prezzi possono variare da 500 a 1.000$ al mese, e in Italia nessuno di questi farmaci è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale se prescritti per la perdita di peso: il loro costo si aggira tra i 220 e i 300€ al mese per farmaci come Ozempic e Wegovy
Ancora, non si può prescindere dalla questione economica. Innegabilmente, il mercato dei farmaci GLP-1 è un affare colossale. Il valore di mercato combinato di Novo Nordisk ed Eli Lilly (produttrice di Mounjaro) è passato da 560 miliardi a 1.300 miliardi di dollari dal 2021, e le vendite globali di Novo Nordisk hanno raggiunto i 31,15 miliardi di euro nel 2023, con un aumento del 147% nelle vendite dei prodotti per l’obesità: piccole molecole che, da fenomeno medico-sociale, sono diventati veri e propri prodotti finanziari, con tutti gli annessi e i connessi. Ad alimentare questa crescita esponenziale sono stati anche le celebrità e i social, contagiati dalla cosiddetta “febbre da Ozempic”: Elon Musk ha raccontato di aver perso 13 kg, Oprah Winfrey 32 kg, Jimmy Kimmel ha scherzato sul farmaco agli Oscar 2023. Una popolarità che rischia di rafforzare standard di bellezza irrealistici, (ri)cambiare i concetti di body positivity e promuovere una “soluzione rapida” a problemi complessi. Oltre che parlare di farmaci, ricorda Villa, dovremmo parlare anche di corretta alimentazione e di attività fisica. In Italia, la patria della dieta mediterranea, le statistiche sono allarmanti: quasi la metà della popolazione (46%, oltre 23 milioni di persone) è in sovrappeso o obesa, con 4 milioni (11,5%) classificati come obesi. Tra i bambini, il 37% degli otto-nove anni è in sovrappeso, il dato peggiore in Europa dopo Cipro. “C’è una disconnessione tra la promozione dell’identità culinaria italiana e la realtà sanitaria”, dice l’autore del libro, “anche perché si fa ancora troppo poca informazione e prevenzione su temi come l’obesità e la corretta alimentazione. Trovo assurdo, per esempio, che l’Italia sia uno dei paesi con il più alto consumo di integratori alimentari e uno dei pochi a non tassare le bibite gassate e zuccherate. Dovremmo fare molto di più”.
Nicola Villa, giornalista ed editor ad Altreconomia
Sandro Iannaccone, fisico e comunicatore della scienza






















Commenti recenti