TRAP – Ascoltare la voce del ghetto

TRAP – Ascoltare la voce del ghetto

Di Emilio Giovenale    
Il Trap oggi è il genere musicale più ascoltato in Italia, come ci conferma la classifica di ascolti di Spotify. Una tale situazione impone di andare oltre i facili cliché che associano banalmente Trap e violenza, fisica e verbale, per esaminare più attentamente il fenomeno e la sua declinazione italiana, per cercare di capirne la portata e le implicazioni sociologiche e non solo musicali, tipiche di ogni forma di controcultura.

Le Origini

Il Trap nasce alla fine degli anni ’90 negli Stati Uniti, nei sobborghi di Atlanta, in Georgia, con artisti che vengono dal background dell’hip-hop. Sull’origine del nome, che inizia a circolare negli anni 2000, c’è chi sostiene che derivi dallo slang di Atlanta “Trap House”, che stava ad indicare le case dove si spacciava droga. Il nome appare per la prima volta su un album di T.I. “Trap Muzik” (2003). Un altro artista, Gucci Mane, nel 2005 intitolerà un suo album “Trap House”, ed un gruppo, diventato poi famoso, si chiama Migos, che è il termine slang che in Georgia si usa per indicare le case abbandonate dove si taglia e si spaccia droga.

In un’intervista T.I. dichiara:
“Se non sai  cos’è la Trap, in pratica è il posto dove si vende droga. In questo Paese, la maggior parte di noi vive in un quartiere dove si vende droga, che ci piaccia o no. Che tu sia nella Trap per  vendere droga, che tu sia nella Trap per  comprarla, o che tu sia nella Trap cercando di di uscirne, qualunque sia il caso, cerco di affrontare tutti gli aspetti di quello stile di vita.

“In this country, the majority of us live in a neighborhood where drugs are sold, whether we like it or not.”

Le tematiche

Come forma di sottocultura underground la Trap affronta tematiche legate alla vita quotidiana degradata delle periferie urbane, enfatizzando  argomenti quali la povertà, la lotta per la sopravvivenza, il traffico di droga, e la violenza. Il tutto con un linguaggio crudo, sessista e violento. Tuttavia la funzione di protesta, che era congenita nell’hip hop, da cui la Trap deriva, viene spesso meno, per evidenziare piuttosto il tema della rivalsa sociale, con riferimenti legati alla ricchezza e al successo, visti come traguardi desiderabili e simboli di evasione dalla realtà di partenza, indipendentemente dai mezzi con cui vengono raggiunti.

Questa perdita del valore “etico” della denuncia sociale si riflette anche nei testi, ove violenza, droga, criminalità, disprezzo dei valori, sono vissuti come la normalità, anzi come strumento positivo per uscire da una situazione di degrado. E per questo il tema dei soldi, tanti,  e dei guadagni facili diventa centrale nei testi.

Questo modo di porsi col proprio pubblico può essere riassunto dalla frase di uno dei più famosi Trapper italiani, Sfera Ebbasta: “Non me ne frega niente, non c’entro col rap, no, con quello e con l’altro”

L’esibizione della ricchezza

Per il Trapper, il Rap ha fallito nel suo intento di denunciare le disuguaglianze sociali e le ingiustizie, quello che conta è “farcela”, uscire dalla situazione di miseria (economica e sociale) da soli, non importa con quali mezzi. E per questo l’artista Trap è egocentrico, vuole affermare sé stesso, il proprio successo, la propria virilità, e lo fa con violenza e in maniera ostentata, usando simboli feticistici della ricchezza, dai rolex alle catene in oro.

Un esempio decisamente kitsch è il brano Versace dei Migos

In questa affermazione individualistica si identifica la grande differenza con il rap, dove gli artisti si riunivano in “crew”, squadre, collaborando contro il sistema, non adeguandosi ai suoi parametri di valutazione del successo basati sul dio denaro.

La musica Trap in Italia

La musica Trap che ascoltiamo oggi in Italia mutua dalle origini americane, dalle  periferie degradate, dove espedienti, criminalità e violenza sono uno strumento di sopravvivenza, stile e linguaggio, adattandoli all’humus culturale italiano, ma focalizzandosi più sul come avere successo ( e quindi sopravvivere) in un contesto criminale piuttosto che uscirne. Il salto di qualità però probabilmente è stato individuato nell’essersi focalizzati sui parametri caratterizzanti la cultura mafiosa, la logica del clan che si impone con la violenza.

Paure e conflitto generazionale

Il problema, sollevato da sociologi e educatori, è che, visto il seguito della musica Trap in Italia, specie tra i più giovani ci si chiede se questa sovraesposizione a temi come violenza, crimine, discriminazione, sessismo, espressi con un linguaggio duro e crudo e autocelebrativo, non possano portare a fenomeni di emulazione o a fornire ai giovani dei modelli di vita decisamente poco raccomandabili.

Premesso che la musica, è sempre stato un elemento di conflitto generazionale, proprio per la sua capacità di parlare ai giovani e di esprimere e denunciare i problemi della società, questo tipo di discorsi si è sempre fatto, accusando la musica, dal rock’n’roll, al rock, al metal, al punk…, di “traviare” i nostri giovani. Va anche considerato che spesso questo argomento è stato  commercialmente utilizzato in maniera provocatoria dagli artisti (si pensi a chi inseriva nei brani frasi registrate al contrario, per stuzzicare i pruriti di chi andava alla ricerca di “messaggi satanici” inseriti nei versi), esattamente come oggi si assiste ad una gara a comporre testi sempre più crudi, violenti e provocatori.

L’analisi scientifica

Le opinioni e le impressioni personali però devono tener conto di dati oggettivi, ed è molto interessante, a tal proposito, una ricerca condotta da una ottima rivista online di cultura, libreriamo.it, che ha analizzato quasi 500 diversi testi di musica trap italiana, estraendo dati statistici utili a comprendere meglio il fenomeno.

Come già accennato, il primo tema, che compare nell’81% dei testi, è l’autocelebrazione, dichiarare “ce l’ho fatta”. Questo riscatto viene ostentato con la ricchezza in due testi su tre, spesso associato a “status symbol”, come la Lamborghini (47%) o la piscina (35%). La violenza la fa da padrona nel 61% dei testi Trap, così la droga (58%) e il ruolo subalterno della donna (61%).  La presenza dei “fratelli”… i “bro”, è una costante (64%), ma sempre declinata in termini di sudditanza, più che di effettiva fratellanza, in una inquietante assonanza con la “famiglia” di tipo mafioso.

La donna oggetto

Nell’immaginario Trap, la donna come oggetto da possedere, se necessario con la violenza, portata fino all’estremo del femminicidio, ha fatto molto discutere: Sfera Ebbasta con  Elodie nel brano “Anche stasera” dice testualmente:

“Sei soltanto mia, mai più di nessuno.
Odio chi altro ti ha avuta o fatta sentire al sicuro
…per te vado in galera …
e se domani finisce è un problema”

Le opinioni di un vecchio rapper…

Tornando alla tema del conflitto generazionale, che individuava nella musica uno strumento di ribellione e protesta sociale, è interessante riportare le opinioni di uno dei “decani” della musica Rap in Italia: il Piotta, al secolo Tommaso Zanello:

«I nostri nonni amavano criticare i capelloni e la cultura hippie, che però aveva dei contenuti anche molto alti, al contrario delle nuove tendenze che spopolano oggi, dove contano solo i numeri e il copia e incolla»

L’artista nel suo brano «Io non ho paura» canta: «Se esce un altro artista trap, mi sparo»… e alla richiesta di motivare questa avversione risponde: «In realtà è sia un passaggio ironico sia una critica generica alla società di oggi. Più che altro mi preoccupa l’assenza di spirito critico nei testi di moltissime canzoni, perlomeno in quelle maggiormente ascoltate dai giovanissimi… Le canzoni più gettonate ormai sono perlopiù un mero elenco di marchi costosi, di griffe note o meno note».

Di fatto prende una posizione molto dura sulla mancanza dell’impegno sociale e politico che caratterizzava invece la scena hip hop, facendo notare che, in riferimento all’attualità «solo pochissimi giovani artisti si sono pronunciati sulla guerra in Ucraina e anche senza troppa convinzione. Vale lo stesso per il dramma che si sta consumando in Medioriente. Ci si atteggia a ribelli, ma senza mai prendere una posizione sui veri problemi»

La cosa paradossale è che il messaggio di protesta Trap, espresso con violenza contro la società e il sistema, finisce per promuovere l’adeguamento passivo ai parametri consumistici e centrati sul dio denaro che proprio questo sistema ci propone!

Il messaggio nella società della comunicazione veloce

La preoccupazione di sociologi e psicologi è legata anche a questa mancanza di uno sfogo positivo a questa forma di protesta, che quindi rischia di rimanere inespressa, specie nei soggetti più giovani, che oggi sono esposti all’enorme volume di informazione che arriva da internet con social, musica e video, spesso senza alcun tipo di “accompagnamento” che li aiuti a metabolizzare i messaggi, anche subliminali, che derivano da questa sovraesposizione.

Non a caso Paola Zukar, storica manager di artisti del calibro di Fabri Fibra e Marracash, e recentemente anche di talenti come Madame, se da un lato non esprime particolare preoccupazione, evidenziando come la musica sia sempre stata una forma di controcultura tramite la quale cui ogni generazione ha fatto i conti con le generazioni precedenti, dall’altro fornisce una raccomandazione, che non è tanto rivolta alla musica ed agli artisti, quanto alle famiglie: quella di non lasciare soli i giovani senza “accompagnarli” nella interpretazione del mondo che li circonda. L’idea del ragazzo in età anche preadolescenziale che, chiuso nella sua cameretta, interagisca col bombardamento di messaggi, spesso volti ad orientare i suoi desideri per motivi commerciali, senza un adeguato supporto della famiglia risulta in effetti inquietante. Di fatto il messaggio della Zukar è : non lasciate che sia la musica a educare i vostri figli!

Ipocrisia?

D’altra parte credo sia necessario interrogarsi sul fatto che il messaggio che questi artisti veicolano non sia molto differente, nonostante il linguaggio crudo e sopra le righe, da quello che la cultura dominante ci propone come modelli successo, visti gli esempi che ci arrivano dalla realtà quotidiana da parte di alcuni esponenti dell’imprenditoria, dello sport, del cinema. E allo stesso modo l’immagine della donna che si respira normalmente in tanti programmi televisivi, anche nella tv generalista, oppure nella pubblicità, non rimanda sempre e comunque a quella che una volta era definita “donna oggetto”? Quindi forse, prima di addossare le responsabilità alla musica, dovremmo interrogarci sugli atavici retaggi culturali che ancora permeano la nostra società!

E per quanto riguarda l’aspetto strettamente musicale?
Il sound e gli Italiani…

Nel Trap il sound e l’atmosfera sono definiti dall’uso di ritmi serrati e sincopati, creati con linee semplici di batteria elettronica, con bassi profondi che creano una base potente e coinvolgente. Il ritmo carico di tensione, è abbinato a melodie minimaliste, ossessive e quasi ipnotiche, create con sintetizzatori, che creano contrasti sonori coinvolgenti.

Gli artisti italiani hanno stili spesso differenti:  dal già citato Sfera Ebbasta, passando per la Dark Polo Gang, che ha raggiunto il successo senza alcun appoggio editoriale, solo grazie ad internet, fino agli italiani di seconda generazione, come Ghali, anche se è difficile caratterizzare lo stile di quest’ultimo, decisamente più poliedrico, ed in grado di esplorare altri stili musicali, risentendo tendenze pop, essendo cresciuto a Michael Jackson e Jovanotti

Non mancano poi le “citazioni” di artisti famosi: Laiuong, in Fuori (Je so pazz), campiona l’omonimo pezzo di Pino Daniele

Vorrei chiudere questa carrellata con il giovanissimo (19 anni) Young Signorino, una sorta di Marilyn Manson italiano, che condisce il suo repertorio con richiami più o meno espliciti alla salute mentale, qualcosa che va oltre la trap… ma che può essere infatti di ispirazione. Vi propongo infatti il suo brano originale Mmh Ha Ha Ha, seguito però dalla cover geniale ed ironica della bravissima Dolcenera, che riesce a mettere insieme Bach e la Trap…

Concludendo…

Mi è difficile dare un giudizio tecnico sulla qualità puramente musicale di questi brani, essendo cresciuto, da buon boomer, cibandomi di Genesis, Pink Floyd, Emerson Lake e Palmer, e di altri giganti del rock… mi limito a invitarvi a sorridere visionando questo simpatico video in cui l’ottimo musicista e youtuber Marco Arata, in arte Mark The Hammer, spiega come si costruisce un brano Trap di successo… buon divertimento!

Emilio Giovenale, fisico, ricercatore ENEA e comunicatore della scienza.

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